Pensieri

Voi cosa fareste…

…alla fine di un periodo molto faticoso, con un lungo viaggio di lavoro appena concluso, arrivaste a casa, desiderosi di rivedere chi amate. Desiderosi di riprendere la vostra vita di tutti i giorni. Desiderosi di voler tornare a correre per quelle strade di campagna tanto note, che hanno accompagnato i vostri allenamenti.
Voi cosa fareste se, alzandovi il lunedì mattina, dopo tutto quello che avete pensato e desiderato nel vostro viaggio di ritorno a casa, improvvisamente e senza alcun apparente motivo la vostra vita decidesse di fare una brusca svolta in una direzione imprevista e, durante una banalissama colazione, il vostro occhio sinistro decidesse di spegnersi per qualche minuto, per poi riprendere a funzionare solo a metà?
Cosa fareste se, recandovi dal medico, vi dicesse di andare con un urgenza in ospedale e scopriste che qule difetto ve lo dovrete tenere per sempre, che il tutto è stato provocato da un embolo generato da un’ostruzione dell’arteria carotidea? Cosa fareste se scopriste che in questi casi vale la regola del flipper e che quell’embolo anzichè andare all’occhio avrebbe potuto fare danni ben peggiori, se non addirittura fatali?
Io, durante la prima notte (insonne) in ospedale mi sono concesso 10 minuti in cui mi sono trovato di fronte ad un bivio: considerarmi una vittima per il resto dei miei giorni oppure fare un punto zero e guardare avanti.
Oggi sono immensamente felice per come sono andate le cose e di fronte a quel bivio, dopo le lacrime, ho cominciato a ridere. In fondo dovrò sopportare una piccola ombra nella parte superiore dell’occhio sinistro e forse vedrò il mondo con occhi diversi, ma il cuore rimane sempre lo stesso.
Sono tornato a casa oggi, dopo 18 giorni di ospedale, dopo una serie di interminabili esami che, fortunatamente, hanno escluso le patologie più gravi che avrebbero potuto essere causa di ciò che mi è accaduto (anche se tuttora nessuno è riuscito a spiegarmi perchè la mia arteria si sia chiusa).
Sono tornato a casa felice, perchè non potevo più sopportare quei corridoi, quelle pareti, quella sofferenza e quella solitudine che sono così palpabili in ospedale.
Voglio salutare tutti coloro che ho conosciuto e con cui ho condiviso questo soggiorno forzato, persone con mali molto più gravi del mio, da cui ho potuto imparare che nella vita c’è sempre di peggio, e non bisogna mai perdere la speranza e smettere di lottare.
Per quest’anno devo dire addio alle maratone, tra due mesi potrò ricominciare a correre (con molta calma). Sarà come ripartire da zero, ci saranno nuove sfide e, dato che ciò che non ti uccide ti rende più forte, sono sicuro che i risultati saranno grandiosi !

JUST NEVER GIVE UP

P.S.: Un saluto a Margherita, Franxesco, Rachela, Annamaria, Giovanni, Saro, Luciano ed un grosso in bocca al lupo per tutto !

P.P.S.: Last but not least….vorrei ringraziare oltre ai miei familiari anche gli amici che mi hanno sostenuto in questo periodo ed in particolare CristianoRiccardo e Fabio…

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