Running

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Gone walkabout, Wikipedia definisce così questa espressione:

Il termine inglese walkabout (“cammina in giro”) si riferisce al lungo viaggio rituale che gli aborigeni australiani saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. Il termine fu coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli schiavi (o ai lavoratori) aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, spesso per settimane, e dei quali si diceva gone walkabout (“andato in walkabout”). Nella cultura aborigena, le lunghe camminate nel deserto degli individui che intraprendono il walkabout svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali, come i tradizionali canti) fra popolazioni separate da enormi distanze.

Quello che ho fatto questa mattina è stato proprio questo, o meglio alla sua variante che nel post precedente ho chiamato Runabout, rifacendomi alla definizione data da Dean Karnazes.
Ho preparato il camel-bag, la borraccetta con l’integratore, 1 banana, 1 barretta energetica, l’iPod, il k-way (non si sa mai), una maglia di ricambio e mi sono fatto accompagnare dalla fida mogliettina (…sempre più perplessa…) a Modena.
Da qui sono partito, senza un obbiettivo chilometrico preciso, con la sola intenzione di percorrere uno di quei tratti di ferrovia abbandonata di cui avevo letto, e di lasciarmi guidaredalla strada.
Raggiunta la periferia di Modena trovo l’indicazione Mirandola – Pista ciclabile.
La linea ferroviaria collegava Modena a Mirandola, ma solo la tratta fino a Bastiglia è stata recuperata. Qui, dove la ciclabile termina c’è ancora la stazione in stato di completo abbandono, a differenza di due costruzioni ad essa adiacenti che, per stile architettonico, suppongo appartenessero allo stesso complesso.
E’ stato divertente passarci a fianco, meno divertente è stato perdermi poco dopo in quanto, proseguendo, mi sono trovato su un argine. Pensavo fosse quello del fiume Secchia, in realtà ho corso per 1 km nella direzione sbagliata, poi ho chiesto ad una coppia in mountain bike che mi ha indicato la direzione giusta per Mirandola: “Devi andare sulla statale e seguire per Verona”.
Inversione di marcia e via verso la SS12. Fortunatamente c’è una stradina che vi corre parallela, così ho evitato le auto e sono riescito ad arrivare a Sorbara (rinunciando a rifocillarmi con il Lambrusco locale…) e da qui mi sono diretto verso l’argine del Secchia.
Ho corso su strada sterrata per 7 km circa, allenando così le caviglie alla corsa fuoristrada (speriamo sia utile per la Maratona del Ventasso). Faceva molto caldo, più di quello che avevo immaginato, per fortuna a Sorbara ho trovato una fontana dove bagnarmi la testa, ma adesso sogno uno spugnaggio.
Questo tratto di strada è praticamente deserto, c’eravamo solo io, gli uccelli che cinguettavano, il vento che muoveva le fronde dei pioppi alla mia sinistra, qualche rumore lontano proveniente dalle cascine sparse nella campagna.
La fatica comincia a farsi sentire prima del previsto, intorno al 25° km, così, raggiunto il ponte di San Martino della Secchia, l’ho attraversato e mi sono diretto verso Carpi. Ad essere onesti non sapevo di preciso dove mi trovassi, ma è proprio questo il bello dell’avventura.
Da questo punto in poi cominciò a diventare sempre più faticoso, ho finito l’integratore, mangiato la banana e sono ripartito alternando la corsa alla marcia. Mi sono goduto il paesaggio. Ormai non ero più solo (per fortuna o purtroppo?), c’erano macchine che mi passavano accanto, ho attraversato piccole frazioni sperdute nella campagna.
Al 30° opto per il cambio maglia trovando un po’ di sollievo. Ho raggiunto l’incrocio con una strada dove ho trovato l’indicazione: Carpi 9 km. I luoghi tornavano ad essere più familiari. Mi sembrava di conoscere la strada, ed infatti dopo circa 3 km sono passato accanto al Ristorante Cacciatori (se venite da queste parti ve lo consiglio vivamente!). Ormai ero quasi arrivato !
Avevo quasi perso il conto dei chilometri, mi ero estraniato. Ecco la periferia di Carpi, mi sono avviato lungo il percorso invernale, ovvero il tragitto che ho percorso centinaia di volte durante la stagione buia, e da qui verso casa. 38, 39 40 ed eccomi arrivato. Il Garmin segnava 41 km in 4h20m.
Great Run !

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