Pensieri

Goa: un anno dopo

Goa: un anno dopo

India: o si ama o si odia, non credo ci possano essere vie di mezzo. E’ un paese che ti mette alla prova sotto tanti punti di vista, è un paese che, per le realtà che si possono osservare, da un lato ti affascina con i suoi colori, i suoi profumi e le sue tradizioni, dall’altro ti mette a nudo di fronte a te stesso.  Se sai guardare con i giusti occhi l’India lascia il segno, scava dentro di te come una goccia scava la roccia. L’esperienza che vivi, per breve che sia, è indelebile, matura dentro di te e – per parafrasare Tiziano Terzani – quando ti senti male, ti viene in aiuto.

Noi occidentali siamo abituati a vivere avendo tutto, e forse anche più di ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Qui, al contrario, la maggior parte della gente vive con l’essenziale – o forse anche meno – ma quello che stupisce e si percepisce, guardando gli occhi della gente, parlando con le persone, è la dignità che sanno dimostrare. Accettano e vivono la situazione in cui si trovano. Accettano, badate bene, non si rassegnano. Si accontentano di ciò che hanno e sono sempre capaci di sorridere e ciò non può lasciarci indifferenti.

Quest’anno non ero solo, ma ho potuto condividere questa esperienza con due compagne di viaggio, Annalisa, l’insegnante che 5 anni fa mi ha iniziato allo yoga e a cui, per questo, sarò sempre grato, Silvia e, last but not least, Veronica e Rebecca, che ci hanno raggiunto la seconda settimana.

Sono felice di aver notato come questo paese abbia colpito anche loro, come certe emozioni siano emerse forti, spontanee, travolgenti come le onde dell’oceano. Emozioni che ti sconvolgono, ti disorientano e al tempo stesso – è questa è la cosa magica – tolgono quello strato di polvere che impedisce alla nostra luce interiore di risplendere. E’ incredibile come dopo qualche giorni il tuo viso cambi e i tuoi occhi riflettono quella luce. Come dissero la M.A.Jayashree e M.A.Narasimhan in una delle lezioni che ho potuto seguire durante il ritiro di Ashtanga Yoga (scopo di questo viaggio), siamo tutti esseri di luce, nasciamo luminosi, ma poi la vita, con le sue ansie, le sue paure, le sue preoccupazioni, ci copre di polvere. Se ne diventiamo consapevoli possiamo lavorare per evitare che questo accada, e quando accade – ve lo posso assicurare – è una cosa meravigliosa.

Come ho appena detto anche quest’anno si è trattato di 15 giorni dedicati allo yoga, in particolare all’Asthanga Yoga così come insegnato dalla tradizione di Mysore sotto la guida di Elena De Martin, che ha saputo trasmetterne la vera essenza, facendoci comprendere come questa specifica pratica non sia una mera competizione fisica (come invece avevo percepito in un paio di esperienza precedenti), ma un abbandono totale alla pratica e al respiro.

“Practice, and all is coming” disse Sri K. Pattabhi Jois, niente di più vero.

Dopo un viaggio del genere abbiamo una grossa responsabilità verso noi stessi, riuscire a mantenere vivo, una volta di più, ciò che abbiamo scoperto. Dobbiamo evitare che la polvere ci ricopra, dobbiamo ricordarci che abbiamo una vita sola, che lo scopo di questa vita è essere felici e le nostre scelte devono essere fatte in questo senso, senza paure e senza condizionamenti.

 La libertà si ottiene sia con la rinuncia che con l’adempimento delle azioni. Delle due, la via dello yoga dell’azione è migliore della via della rinuncia all’azione.

(Bhagavad Gita, V: 2)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

1 Comment

stephyblanc - 03. Apr, 2014 -

Mi sarebbe piaciuto tantissimo partecipare a questo bellissimo viaggio… e guardando le foto per qualche istante mi sono immaginata li a Goa, praticando yoga e vivendo di nuovo l’India con tutta me stessa …grazie
S.

Social Widgets powered by AB-WebLog.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: