Pensieri

Vivere lo yoga

Vivere lo yoga

Cosa significa veramente praticare yoga? É una domanda su cui mi interrogo spesso da qualche mese a questa parte, da quando, complice la rilettura di alcuni passi di testi monumentali (Yoga Mala piuttosto che Light on Yoga ecc.ecc.) ho capito di non aver capito nulla.
La pratica dello yoga non può limitarsi all’impegno e al rigore che mettiamo in quel paio d’ore al giorno in cui ci impegniamo nella pratica delle asana, o in quella mezz’ora che dedichiamo alla meditazione, la cosa più complicata e più importante, è riuscire a mantenere lo stesso rigore ed una certa etica per il resto della giornata.
La pratica dello yoga continua fuori dal tappetino, ora più che mai ne sono consapevole.
Paradossalmente è più semplice arrivare ad eseguire Eka Pada Sirsasana (che – sottolineo – per è me è fantascienza) piuttosto che rispettare i principi di ahimsa, satya, asteya, bramacharya e aparigraha (i 5 Yama) o di sauca, santosa, tapas, svadhyaya, isvara pranidhana (i 5 Niyama).
Se solo riuscissimo ad applicare ogni giorno anche solo in parte questi principi, di sicuro otterremmo dei grandi benefici per noi e per chi ci sta intorno. Non occorre diventare dei guru, ma la responsabilità di chi abbraccia pienamente la pratica dello yoga è di poter essere un modello di cambiamento e di evoluzione interiore, semplicemente con la propria etica comportamentale. Nessuno anela alla perfezione, tutti abbiamo dei difetti e commettiamo errori in quanto esseri umani, ma avere delle solide linee guida può permetterci di correggere o semplicemente aggiustare i nostri passi nel cammino della vita.
Ho vissuto lo yoga con intensità e passione fin dall’inizio, mi rendo conto ogni giorno che passa di quanto lunga sia questa strada e, nonostante la fatica e i sacrifici, i benefici ricevuti sono impagabili.
Namaste

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