Cultura indiana

Canti dell’India: mantra e Gayatri Mantra

Canti dell’India: mantra e Gayatri Mantra

Con il termine mantra si intende una formula mistica o sacra, una preghiera o una pratica meditativa. Letteralmente è composta da due parole, il prefisso man, che significa pensare (manas in sanscrito significa pensiero), e il suffisso tra, corrispondente all’aggettivo sanscrito krt, che significa che agisce. Dunque mantra come pensiero che agisce.
Nella tradizione vedica corrisponde generalmente ad un verso delle scritture ed è una formula sacra dedicata ad un Deva, a ciò che è divino, ad un Dio, erano recitati da un brahmino durante le funzioni religiose.
Diversamente, nella tradizione tantrica, i mantra diventano la forma fonica della divinità stessa, sono parte integrante della vita di un devoto hindu e vengono recitati sia per motivi sacri che profani e utilitaristici, in qualche caso possono assumere una valenza magica, come la richiesta di buoni auspici per un’attività.
I mantra possono essere recitati a voce alta, sottovoce, possono essere cantati o ripetuti anche solo mentalmente, ma è l’importante farlo con la giusta intonazione affinchè abbiano la loro piena efficacia. Non possono essere appresi dai testi, ma da un maestro, un Guru che consacri il mantra stesso.
L’atto di recitare un mantra è detto uccāra in sanscrito, la sua ripetizione è detta japa (spesso accompagnata da mudrā, gesti simbolici eseguiti con le mani) e viene di solito eseguita con l’ausilio di un rosario (māla).
Fondamentale nell’uccāra è il controllo della resipirazione ed uno dei suoi significati è movimento verso l’alto, infatti nella visualizzazione interiore il mantra è immaginato risalire nel corpo del praticante lungo lo stesso percorso dell’energia interiore, la kuṇḍalinī.
Fra i mantra ricordiamo i bija mantra (bija significa seme in sanscrito), i quali non hanno un significato specifico, ma rappresentano un suono atto ad evocare un aspetto della natura o del divino, tra questi ricordiamo:

  • AUṂ, il suono primordiale, forma fonica dell’Assoluto, è l’invocazione iniziale di moltissimi mantra.
  • AIṂ, la coscienza, associato alla dea Sarasvatī, dea del sapere.
  • HRĪṂ, l’illusione, associato alla dea Bhuvaneśvarī, distruttrice del dolore.
  • ŚRĪṂ, l’esistenza, associato alla dea Lakṣmī, dea della fortuna.
  • KLĪṂ, il desiderio, associato al dio Kama, dio dell’amore, ma anche a Kālī, la distruttrice.
  • KRĪṂ, il tempo, associato alla dea Kālī.
  • DUṂ, la dea Durga.
  • GAṂ, il dio Ganapati.
  • HŪṂ, protegge dalla collera e dai demoni.
  • LAṂ, terra.
  • VAṂ, acqua.
  • RAṂ, fuoco.
  • YAṂ, aria.
  • HAṂ, etere.

Tutto questo cappello introduttivo per parlare di un mantra in particolare, che in questo ultimo perdiodo mi è capitato di leggere, ascoltare e studiare, il Gayatri Mantra.
Gayatri indica la metrica secondo cui è composto il mantra: ventiquattro sillabe disposte su una terzina di otto sillabe. Con tale metro sono stati composti numerosi inni di cui il più famoso – conosciuto con il nome stesso del verso – è quello dedicato a sāvitrī, il deva del Sole:

Oṃ bhūr buvaḥ svaḥ |
Oṃ tat savitur vareṇyaṃ |
bhargo devasya dhīmahi |
dhiyo yo naḥ pracodayāt ||

Viene recitato generalmente 12 volte all’alba e 12 volte al tramonto ed è considerato uno dei più importanti inni vedici. Per molti hindu rappresenta una preghiera quotidiana, non rivolta ad una divinità in particolare, ma al sole come rappresentazione dell’Altissimo, è una preghiera per l’illuminazione spirituale, per eliminare le impurità dello spirito. Sāvitrī è l’origine dell’universo e in alcuni passaggi delle Upanishad viene identificato come l’Atman, il sè interiore dell’uomo.
Le traduzioni possibili di questo mantra sono molteplici proprio per la particolarità della lingua sanscrita, si possono pertanto attribuire significati più o meno religiosi, ma, in ogni caso, è un mantra che porta all’introspezione, che dovrebbe aiutarci a percepire la nostra luce interiore, la nostra dimensione divina.
Lascio a voi il piacere di cercare sul web la traduzione che più preferite, mentre vi riporto di seguito una possibile traduzione dal sanscrito:

  • OM, Il suono primordiale
  • BHUR gli elementi che formano il corpo fisico.
  • BHUVA il potere nell’uomo che anima il corpo, Prana Shakti.
  • SVAHA il piano causale.
  • TAT il Supremo.
  • SAVITUR ciò da cui tutto nasce.
  • VARENYAM degno di essere adorato.
  • BHARGO la luce radiante che dona saggezza.
  • DEVASYA realtà divina.
  • DHEEMAHI noi meditiamo.
  • DHI YO l’intelletto, Buddhi.
  • YO che.
  • NAH nostro.
  • PRACHODAYAT illuminare.

Per finire vi segnalo alcune versioni cantate di questo bellissimo mantra.

Nota: ho scritto questo articolo basandomi su letture che ho fatto, lezioni a cui ho partecipato e informazioni reperite su internet, mi scuso per eventuali errori…ogni correzione o critica è ben accetta.

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