Pensieri

Magica India

Magica India

Ormai è divenuta per me una tappa fissa, complice l’opportunità di partecipare al ritiro yoga con Stewart Gilchrist, ho avuto l’opportunità di recarmi a Varkala, nel Kerala.
E’ il mio terzo viaggio in questo paese e credo ce ne saranno altri, c’è chi viene colpito dal mal d’Africa, io invece ho il mal d’India.
Non è sicuramente un viaggio semplice, l’India o la ami o la odi per tanti motivi. L’India mette a nudo la tua coscienza e, soprattutto per noi occidentali, ci mette di fronte a realtà molto crude, che solitamente conosciamo per sentito dire. Qui invece puoi toccare tutto con mano, puoi rimanerne inorridito, oppure puoi semplicemente accettare una grande lezione di vita.
Quello che mi ha colpito di più, come negli altri miei precedenti viaggi, sono gli occhi delle persone, neri e profondi, quasi sempre sorridenti. Gli sguardi – a parte qualche raro caso – sono sempre cordiali, forse potrete pensare che lo fanno per opportunismo, per potersi approfittare dei turisti e forse in qualche caso è così, ma come biasimarli? In fondo noi turisti siamo una fonte di guadagno, però, quando ti capita – come successo a me e ai miei compagni di viaggio – di passare di fianco a tre piccole case lungo la strada che porta alla spiaggia, case abitate da famiglie di pescatori, case grandi non più di 30 metri quadri ed abitate da famiglie di 8 o 10 persone, senza servizi, con i panni stesi lungo la strada o sulle piante dopo essere stati lavati nell’unica fontana che serve tutte le abitazioni e vedi queste persone che ti sorridono, ti salutano, ti parlano, quasi fossi un loro amico di lunga data, ti rendi conto di quanto il nostro mondo – quello occidentale – sia diventato povero dal punto di vista dei valori umani. E allora ti domandi: qual’è il vero Terzo Mondo?
Non posso scordare gli occhi di quei bambini che ci correvano incontro a salutarci ogni volta che passavamo davanti alla loro casa, non posso scordare la luce nei loro occhi quando gli abbiamo regalato le biro acquistate la sera prima al villaggio, non posso scordare gli occhi di Fatima, una bimba che in un pomeriggio assolato, ci ha regalato un mandarino.
Non posso scordare nemmeno la cordialità di quel bramino, custode del piccolo tempio dedicato a Ganesha, che ci ha invitato a partecipare alla puja salutandoci poi con uno splendido sorriso.
E noi? Noi non siamo mai contenti di nulla, non siamo in grado di privarci di nulla, siamo attaccati in maniera morbosa alle nostre cose, viviamo per le nostre cose e ci dimentichiamo di tutto il resto, ci dimentichiamo del resto del mondo, non siamo capaci di sorridere, guardiamo con diffidenza ogni straniero, rifiutiamo ogni cosa che sia diversa da tutto quello che ci è stato indottrinato nel corso della nostra vita, abbiamo paura di tutto e di tutti. Perché? Perché abbiamo perso la sincerità e la purezza della nostra anima e me ne rendo conto ogni volta che mi trovo di fronte a queste realtà.
Di certo l’India è un paese dalle mille contraddizioni, dai mille problemi (basti pensare che esistono ancora le caste), ma possiede un patrimonio culturale ed una filosofia che non hanno eguali e che la rende tremendamente affascinante (anche se, forse, la maggior parte degli indiani non ne rispetta i principi fondamentali). E’ strano, noi occidentali siamo attratti da questo Oriente tanto quanto gli Indiani sono attratti dall’Occidente. Noi cerchiamo la spiritualità, la pace interiore, loro cercano il benessere. Noi siamo poveri di valori, loro sono poveri e basta.
Chissà se un giorno questo mondo troverà il proprio equilibrio, chissà se riusciremo finalmente a bilanciare spirito e materia o se saremo solo in grado di alimentare all’infinito la nostra bramosia materialista. Una cosa è certa, dipende tutto da noi, dipende dai piccoli passi che ognuno di noi è in grado di fare.
Nessuno può cambiare il mondo da solo, ma ognuno di noi può, con il proprio esempio, cambiare il mondo intorno a sé.
Non ho scattato molte fotografie in questo viaggio, mi sono vergognato dopo averlo fatto, mi sono sentito invadente. Di sicuro sarebbero stati degli scatti meravigliosi, toccanti, ma per quale fine? Per vantarmene con gli amici? Questa non è Goa, la realtà qui è ben diversa, ho scelto di rispettare le persone, le foto migliori le ho scattate con il cuore, sono dentro di me a ricordo di questa meravigliosa esperienza.
Namaste

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1 Comment

Paola - 11. Gen, 2015 -

Sapevo che avresti scritto parole bellissime.
Noi abbiamo tanto ma cerchiamo la loro spiritualità !
Noi fatichiamo per mantenere il superfluo e perdiamo di conseguenza parte della nostra interiorità .quando c’è ne rendiamo conto è quasi sempre molto tardi. Benvengano questi viaggi che danno pace e respiro!
Spero di poter fare presto una esperienza simile.
Grazie Massimo

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